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Contro il rischio ebola, chiudere le frontiere

Per contenere il rischio di un contagio di Ebola anche nel nostro paese bisogna «chiudere le frontiere». Torna a chiedere misure drastiche per prevenire la diffusione del virus il Governatore del Veneto, Luca Zaia. «Ebola è una grande preoccupazione. – ha spiegato Zaia – L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che l’incubazione va dai due ai ventuno giorni. Di ebola si può anche guarire e nel momento in cui uno guarisce, per altri 28 giorni mantiene il virus nel suo corpo e lo può espellere coi liquidi biologici. Questo significa che abbiamo un arco di 50-60 giorni nel quale comunque questo virus può essere veicolato dall’uomo che lo ospita». Secondo il governatore Veneto, questa «è una preoccupazione soprattutto in un momento in cui siamo inermi: penso che sia invece doveroso alzare la guardia, chiudere le frontiere ed avviare tutte quelle attività che in altre parti del mondo si stanno avviando. Non capisco per quale motivo si affronti ad esempio il tema dei profughi dicendo che ebola non sarà mai un problema sul fronte dei profughi».
Una preoccupazione che proprio non sembra appartenere al governo italiano, visto che lo stesso ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha detto in un’intervista: «L’Europa e l’Italia in particolare sono attrezzate per affrontare questa emergenza. Tutti però devono seguire le regole e i protocolli. Diciamo che dobbiamo prepararci a gestire ogni evenienza in modo attento e responsabile anche se ragionevolmente non dovrebbe verificarsi».
Le misure di prevenzione e lo “stato dell’arte” per quanto riguarda la ricerca e il contenimento del virus, saranno al centro di un convegno ad hoc organizzato per venerdì a Verona.
Intanto, le notizie sulla diffusione del virus in Africa e al di fuori, restano preoccupanti. Ad iniziare dai numeri. La stessa Lorenzin ha spiegato: «Prima dell’estate eravamo all’interno di una crisi nell’Africa occidentale che l’Oms pensava di poter confinare a centinaia di casi. Oggi siamo a 8 mila casi e Oms e Onu prevedono si possa arrivare a 20 mila intorno a Natale, prima che il virus decresca in seguito a massicci interventi».
Giovedì mattina a Bruxelles si terrà una riunione dei ministri della Salute dell’Ue che servirà a realizzare «un minimo di coordinamento» fra gli Stati membri per i controlli sugli arrivi negli aeroporti e nelle stazioni. Lo ha precisato il portavoce del commissario alla Salute, Frederic Vincent, ricordando che «il Regno Unito ha deciso di intensificare i controlli, così come lo hanno fatto gli Stati Uniti. Si tratta di una decisione che spetta agli Stati, che hanno diritto di decidere come procedere, ma alla Commissione pensiamo sia il caso di coordinarci un minimo su questo».

Tratto da lapadania.net